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In questa pagina viene presentato un possibile percorso di lettura e approfondimento, pensato per i piccoli-grandi lettori che frequentano la scuola media inferiore, pubblicato in Carl Friedman, Come siamo fortunati, nella collana di narrativa Salani della Edumond Le Monnier.
Tra un libro e un altro
Non è facile scegliere tra i numerosi titoli di diari, testimonianze sull’esperienza dell’Olocausto, da unire al poetico Come siamo fortunati. Qui di seguito troverai qualche suggerimento per approfondire la tua conoscenza di questo terribile evento storico e conoscere libri di grande valore letterario.
Diario, Anna Frank. Il titolo con cui venne pubblicato nel 1947 era Het Actherhuis, cioè “il retrocasa”. Comincia così: Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno. È Anna che scrive immaginando di rivolgersi a un’immaginaria amica di nome Kitti. Il diario le viene regalato il giorno del suo tredicesimo compleanno, il 12 giungo 1942. Anna è ormai rinchiusa nel nascondiglio segreto in Prinsengracht 263 (che è possibile visitare ancora oggi) dove la sua famiglia e la famiglia Daan si sono nascoste per eludere i rastrellamenti nazisti. Anna si trova in Olanda (come la narratrice di Come siamo fortunati), dove suo papà era fuggito all’indomani della promulgazioni delle leggi razziali in Germania, dove Anna è nata. Ovviamente Anna e la sua famiglia sono ebrei. Anna affida alla carta “più paziente degli uomini” i suoi pensieri e le sue paure. Dalle pagine che scrive ogni giorno esce il ritratto di una ragazzina vivace, colta, dotata di un grande senso dell’ironia. Purtroppo il rifugio verrà scoperto e Anna deportata a Bergen Belsen, insieme alla sua famiglia. L’unico a sopravvivere sarà il padre Otto.
Diario 1941-1943, Etty Hillesum. Ancora una ragazza olandese, più “vecchia” di Anna: Etty morirà nel campo di Auschwitz nel 1943, a 29 anni. Un documento di grande profondità, dove Etty, nonostante le sciagure che incombono su di lei, legge, studia, pensa all’amore, trova nelle fede la sua grande forza. Un libro da tenere presente ma magari da leggere quando sari un po’ più grande.
Se questo è un uomo, Primo Levi. Voi che vivete sicuri /Nelle vostre tiepide case, / Voi che trovate tornando a sera / Il cibo caldo e visi amici: / Considerate se questo è un uomo / Che lavora nel fango / Che non conosce pace / Che lotta per mezzo pane che muore per un sí o per un no. / Considerate se questa è una donna, / Senza capelli e senza nome / Senza più forza di ricordare / Vuoti gli occhi e freddo il grembo / Come una rana d'inverno. / Meditate che questo è stato: / Vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore / stando in casa andando per via, / Coricandovi, alzandovi; / Ripetetele ai vostri figli. I versi che avete letto non necessitano di alcun commento; essi sono tratti dalla poesia che apre Se questo è un uomo e contengono il messaggio fondante di questo straziante romanzo colmo di dignità, pubblicato nel 1947. A scriverlo fu Primo Levi, chimico, nato a Torino e deportato ad Auschwitz, al quale riuscì a sopravvivere. Il libro nasce da quell’esperienza, e a esso ne seguirono altri, tanto che Levi divenne uno degli scrittori italiani più importanti.
L'amico ritrovato, Fred Uhlman. È la storia di un’amicizia, tra un ragazzo ebreo e uno tedesco. Le loro vite vengono drammaticamente separate nel 1933. Davvero commovente, toccante, un libro da non perdere. Apparve negli USA nel 1971.
Una giornata di Ivan Denisovič , A. Solženicyn. Un ultimo libro per offrirti anche una visione dell’altra grande tragedia del XX secolo, i gulag sovietici, ossia i campi di concentramento istituiti nell’ex URSS dal dittatore Stalin (che fu al potere dal 1922 al 1953). Il libro fu pubblicato nel 1962.
Andiamo al cinema
Anche il cinema ha dedicato molte energie all’Olocausto, e la scelta è assai ampia. Riteniamo comunque che tra i film più interessanti vi siano:
Il pianista, di Roman Polanskij, del 2002. È la storia del pianista polacco Wladyslaw Szpilman che negli anni Trenta era uno dei più famosi musicisti d’Europa. Essendo ebrei, lui e la sua famiglia vengono perseguitati dalle leggi razziali: la famiglia viene deportata, mentre Wladyslaw sarà obbligato ai lavori forzati. Alla fine l’artista decide di scappare e di nascondersi. Dal suo rifugio, isolato, terrorizzato, affamato assisterà alla rivolta del Ghetto di Varsavia e alla sua distruzione ad opera dei nazisti (1943). La sorte vuole che alla fine egli venga “salvato” da un tedesco, nel 1945, quando ormai le sorti del nazismo sono decise. Un film toccante, dove il regista pone l’accento sul rapporto tra la libertà dell’artista e il regime.
La vita è bella, di e con Roberto Benigni, del 1997. La tragedia dei campi di concentramento è raccontata come una favola. O meglio: la sciagura della deportazione viene trasfigurata da un dolce papà, Guido Orefice, interpretato da Roberto Benigni, come se fosse una favola, perché il piccolo Giosuè non si spaventi. Tutto diventa un gioco, dove il premio finale sarà un bel carro armato. Il film ha vinto tre Oscar: uno a Roberto Benigni come miglior attore protagonista, uno come miglior film straniero e uno per la colonna sonora.
Train de vie, di Radu Mihaileanu, adattato per la versione italiana da Moni Ovaia, del 1998. Europa centrale, seconda guerra mondiale, per sfuggire alle deportazioni la comunità ebraica di un piccolo villaggio decide di organizzare un finto treno di deportati per andare in Palestina. Alcuni si travestono da nazisti, altri da deportati, e iniziano questo viaggio pazzesco. Il film, grottesco ma stupendamente poetico, mette in luce la stupidità della guerra e fa intravedere la possibilità di una pacifica convivenza tra persone e razze differenti. Come dite? Il finale? Lasciamo a voi scoprirlo.
Arrivederci ragazzi , di Louis Malle del 1987, vincitore del Leone d’oro alla 44° Mostra del cinema di Venezia. Nel 1944 Louis Malle aveva undici anni e si trovava in un collegio dei gesuiti vicino a Fontainebleau. A quell’epoca viene subito incuriosito da un compagno arrivato all'inizio dell'anno: il ragazzo è diverso, misterioso. Malle comincia a tenerlo d'occhio fino a quando scopre il motivo della sua circospezione. Il nuovo compagno è ebreo e il padre superiore lo ha accolto sotto falso nome per salvarlo dalla deportazione. Purtroppo il segreto viene scoperto anche dalla Gestapo che piomba nel collegio, arrestando il ragazzo ebreo e il padre superiore. Finiranno nei lager di sterminio, e non faranno più ritorno. "Arrivederci ragazzi" , la frase che dà il titolo al film, è l'ultimo saluto scambiato con i compagni che assistono impotenti alla scena. Il ricordo di quella tragedia rimase sepolto e custodito nell’animo di Malle finché egli sentì che era arrivato il momento di farlo conoscere a tutti: fu così che nacque il suo splendido film, quarant’anni dopo.
La scelta di Sophie (Sophie’s Choice), di Alan J. Pakula, del 1982 con una bravissima Meryl Streep, che vinse l’Oscar. È la storia di Sophie, sopravvissuta al campo di concentramento, ma che non riesce a liberarsi dai suoi fantasmi. La scelta che fu costretta a fare allora l’ha segnata per sempre: quale dei suoi due figli salvare? Il maschio o la femmina?
Navigando in rete
Su questo sito, cliccando su Primo Levi, scoprirete notizie e approfondimenti sul grande scrittore torinese e sui suoi libri: www.rai.it/RAInet/cultura/Rpub/raiRCuPubSezione/0,6920,cultura^protagonisti,00.html Su: www.tuttotesti.com/francescoguccini/15.shtm#2 puoi leggere e ascoltare la canzone "Auschwitz" che il cantautore Francesco Guccini scrisse nel 1968 sulla tragedia dell’Olocausto.
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